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Potremmo sostenere che gli ingenerosi giudizi della Giuria di Sanremo (all’unanimità) non sono altro che calunnie della peggiore specie, messe in giro ad arte per discreditare uno dei più promettenti gruppi pop italiani in circolazione, ma non lo faremo. Potremmo pure ribattere che per scrivere dei potenziali hit da classifica (che restano sempre potenziali) ci vuole comunque del talento, ma non lo faremo. Non lo faremo semplicemente perché quanto detto corrisponde a verità. La Gioiosa macchina da guerra è davvero una ignobile band a scopo di lucro e, per di più, senza un definito genere musicale: è un gruppo che suona tutto quello che può trovare un acquirente, dallo swing al rock, dalla disco al punk, dall’hip hop al latino, dall’heavy metal al liscio e tutte le possibili combinazioni tra i suddetti generi. La GMDG è un gruppo a geometria variabile, costituito da nove elementi principali e un numero imprecisato di complici (che non menzioneremo in questo contesto per non infangarne il nome). Questa in sintesi la filosofia del gruppo. Abbiamo posto in essere un difficile percorso di ricerca artistica per comporre il tormentone del 21° secolo. Non ci accontentiamo infatti di comporre il tormentone dell'estate, noi vogliamo di più, abbiamo ambizioni che vanno ben al di là di una gloria passeggera o dei classici 15 minuti di notorietà. Noi vogliamo passare alla storia come la trash band del secolo, e possibilmente del millennio. Ma si badi, la Gioiosa non è un gruppo demenziale. Non ci ispiriamo agli Skiantos o ad Elio e le storie tese. Siamo andati oltre. Se siamo un gruppo demenziale, lo siamo sui generis. Detto in parole semplici, quello che produciamo si fonda su un'ironia strutturale e non di tipo semantico. Il brano ideale per le trasmissioni radiofoniche e televisive odierne è di per sé un brano demenziale e, dunque, la vera originalità oggi è il conformismo più assoluto. A chi ci ispiriamo? Secondo noi, una vetta ancora non raggiunta del genere trash rimane "Da da da" dei Trio. Un accordo ed una sola frase ripetuta alla noia nella strofa, tre accordi e nessuna frase sensata nel ritornello (un "da da da" davvero dadaista). Ma soprattutto una linea melodica composta da una sola nota e un arrangiamento che è il trionfo del minimalismo: batteria Casio! Infine, la "canzone" dei Trio aveva l'ulteriore qualità essenziale che non deve mancare al brano trash ideale: il successo, un successo strepitoso a livello internazionale. Perché non basta fare una stronzata, bisogna fare una stronzata che piace a tutti. Un brano così è forse irripetibile (anche se Chiuaua c'è andato molto vicino). Tuttavia, nulla deve essere lasciato di intentato per superare questa vetta. Venendo noi quasi tutti dal prog rock, ci troviamo in estrema difficoltà di fronte all' impresa. Finora siamo riusciti a fare qualcosa in stile 883, ma non basta. Dobbiamo andare oltre. Ma in questa sfida abbiamo soprattutto bisogno del pubblico, abbiamo bisogno di voi. Comprate i nostri dischi, venite ai nostri concerti. Faremo buon uso del vostro denaro, non temete. Nulla di quello che guadagneremo verrà devoluto in beneficenza. PS. Siamo sicuri che qualcuno di voi si sta chiedendo perche' un gruppo di nove elementi con sette vocalisti, tre chitarristi, due tastieristi, un dj, un bassista e un batterista, tutti provenienti dal prog rock o dal jazz per fare canzonette del cazzo. Il rebus si spiega cosi': poiche' in passato ci venivano a sentire quattro gatti e, come se non bastasse, avevano anche il cattivo gusto di rendere espliciti i loro malumori, ci premeva essere in superiorita' numerica in ogni occasione. Tutto qui.
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